L’italie Se Dote D’un Conseil Consultatif Du Culte Musulman

Italy convened a Muslim Advisory Council in order to “solve the problems of integration” and to constitute a “Italian Islam”. Minister of Interior, Giuseppe Pisanu said that, “in a country where Islam is the second religion and where 35 % of the immigrants are Moslem, it was necessary to establish a suitable form of dialogue”. Contrary to the French Council of the Moslem worship (CFCM), members were not elected but were chosen by the Ministry of the Interior. The twelve men and four women, represent, according to Mr. Pisanu, “the most significant voices of the Moslem reality of Italy”. In addition to two imams, and heads of civil society groups, the members include a former ambassador, journalists, a writer, and social workers. L’Italie s’est dot_e d’un Conseil consultatif musulman afin de “r_soudre les probl_mes d’int_gration” et de constituer un “islam italien”. En installant officiellement cet organisme, le ministre de l’int_rieur, Giuseppe Pisanu, a pr_cis_, mercredi 30 novembre, que, “dans un pays o_ l’islam est la deuxi_me religion et o_ 35 % des immigrants sont musulmans, il _tait n_cessaire d’_tablir une forme appropri_e de dialogue”. Contrairement au Conseil fran_ais du culte musulman (CFCM), _tabli _ l’initiative du ministre de l’int_rieur Nicolas Sarkozy, la Consulta italienne n’est pas l’_manation des communaut_s pr_sentes sur le territoire. Ses seize membres n’ont pas _t_ _lus mais choisis par le ministre de l’int_rieur “au terme d’un travail long et complexe”. Douze hommes et quatre femmes, repr_sentant, selon M. Pisanu, “les voix les plus significatives de la r_alit_ musulmane de l’Italie”, ont _t_ nomm_s par d_cret. Responsables d’associations, personnalit_s de la soci_t_ civile, ils sont issus de onze pays, mais pour moiti_ de nationalit_ italienne. Outre deux imams, le groupe comprend un ancien ambassadeur, des journalistes, un _crivain, des travailleurs sociaux. “La plupart ne repr_sentent qu’eux-m_mes, le monde des mosqu_es est rest_ en dehors”, regrette le responsable de la mosqu_e Jenner _ Milan, la plus connue et la plus sulfureuse d’Italie. Mais les critiques les plus virulentes viennent des musulmans mod_r_s qui s’_tonnent de retrouver au sein du conseil le repr_sentant de l’Union des communaut_s islamiques (Ucoi), consid_r_e par les autorit_s elles-m_mes comme proche de la mouvance islamiste. LE STATUT DES MOSQU_ES Plus prosa_quement, certains s’interrogent sur l’efficacit_ d’une telle structure, purement consultative, _ six mois des _lections l_gislatives. Son r_le est de “formuler des propositions et des _l_ments concrets”. Pour la presse, ces personnalit_s sont donc avant tout “les conseillers du ministre”. Cet embryon de repr_sentation des 800 000 musulmans d’Italie (environ 1,4 % de la population) aura l’avantage, selon le pr_sident de la Ligue islamique mondiale en Italie, Mario Scialoja, d'”am_liorer les rapports entre la communaut_ et les institutions”. Giuseppe Pisanu attend de la Consulta qu’elle fixe elle-m_me son calendrier. Ses membres ont indiqu_ qu’elle examinerait en priorit_ le statut des mosqu_es, la question du financement de l’islam par pr_l_vement sur l’imp_t comme les autres religions, la formation des imams et les mariages interreligieux. Ces unions mixtes sont pass_es de 8 600 en 1992 _ 19 000 cette ann_e. L’Eglise catholique, dans un document publi_ mardi, les “d_conseille” car “les personnes catholiques et musulmanes qui veulent fonder une famille rencontrent des difficult_s li_es _ la profonde diversit_ religieuse et culturelle”.

Islam/Shaari: Pisanu Dica Con; Chi Vuol Parlare Di Integrazione; “Dibattito Su Integrazione In Italia Iniziato Tardi E Male”

The debate on integration of Muslims in Italy is far behind and has begun on the wrong foot, in part because before speaking about concrete proposals it is necessary to know who at least will take part in dialogue, president of the Muslim foundation, Abdel Hamid Shaari, comments. Initiatives should be taken from the British government to establish a debate on seven thematic areas: extremism and radicalization, role of women and young people, mosques as resources for the community, education, relationships with the authorities responsible during emergencies, and the role of the local communities. Minister of the Interior Giuseppe Pisanu speaks about a Muslim Council, but we do not want to serve just the government and to “start from presupposed notions that various types of Islam exist”, one radical and one moderate. We want everyone at the table, to know with whom we will share the debate. Only then we will be able to speak about serious proposals. Milano – “Il dibattito sull’integrazione della comunit_ islamica in Italia _ molto arretrato ed _ cominciato con il piede sbagliato, tanto che prima di parlare di proposte concrete _ necessario sapere almeno chi prender_ parte al dialogo con le istituzioni”. Commenta cos_ – contattato da Apcom – il presidente dell’Istituto Islamico di viale Jenner a Milano, Abdel Hamid Shaari, le iniziative prese dal governo britannico di Tony Blair per instaurare un dibattito con la comunit_ musulmana del Regno Unito basata su sette aree tematiche: estremismo e radicalizzazione, ruolo delle donne e dei giovani, moschee come risorsa per la comunit_, istruzione, rapporti con le istituzioni che si occupano di sicurezza, ruolo delle comunit_ locali. “Non si pu_ discutere di proposte concrete se prima non si sa chi _ invitato a dialogare – afferma Shaari. Il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu parla di una Consulta islamica, ma non vogliamo che questa si trasformi in un organo ad uso e consumo del governo” costituita a partire dal presupposto che esistano “diversi tipi di islam, uno radicale e uno moderato. Noi vogliamo che al tavolo vengano invitati tutti, sapere con chi condivideremo il dibattito. Solo allora potremo parlare di proposte serie”. Secondo Shaari, esponente dell’Ucoii (Unione delle Comunit_ ed Organizzazioni Islamiche in Italia), in Gran Bretagna il dibattito _ pi_ avanzato perch_ “_ stato intrapreso da molto tempo e in condizioni diverse: la comunit_ britannica conta 4 milioni di persone e ha un radicamento pi_ antico. In Italia invece sono due anni che si parla di un’apertura al dialogo tra istituzioni e comunit_ islamica ma fino ad ora abbiamo assistito solo ad una politica di annunci cui non _ seguito alcun fatto. Noi abbiamo dato la nostra disponibilit_ a parlare con tutti, ora aspettiamo una mossa del governo”. Da cui, secondo Shaari, non _ ancora arrivata un’indicazione precisa su chi siano gli interlocutori. Non esiste forse un problema di rappresentanza del mondo islamico in Italia? Shaari non nega, affermando che nel nostro Paese “non c’_ ancora un Consiglio unico, ma solo tanti istituti e associazioni che a volte parlano con la stessa voce, altre volte non lo fanno”. Nasce da qui, secondo il presidente dell’Istituto milanese, la necessit_ che sia il Ministro, attraverso i prefetti, a riconoscere i possibili interlocutori e in seguito a chiarire quali di essi siano deputati a intervenire nel dibattito, ma “senza esclusioni”. Quello che ha in testa il governo, afferma, sembra invece “una confezione gi_ pronta”. Nelle attuali condizioni, secondo Shaari, la comunit_ islamica non _ in grado di mettere sul piatto delle proposte concrete. Fermi invece i principi che guideranno il dibattito, da parte dell’Ucoii: “Il nostro ruolo sar_ quello di orientare e consigliare i nostri correligionari, rendendo chiaro che cosa significa o non significa essere _ un buon musulmano. Abbiamo stretto un patto con lo Stato italiano – afferma il presidente dell’Istituto di viale Jenner – e ci siamo impegnati a rispettarlo. Chi esce dalla legalit_ e non rispetta i principi di libert_ affermati nella Costituzione italiana si chiama fuori dalla mondo islamico”. Domenica scorsa l’Ucoii ha approvato un documento di dura condanna del terrorismo che invita i musulmani a collaborare attivamente per debellare il terrorismo alla base, chiedendo ai fedeli di “relazionarsi lealmente con le istituzioni dello Stato” denunciando “progetti di attentati o formazione di gruppi a questa finalit_ costituiti ed organizzati, di cui si fosse venuti a conoscenza”.